Oggi voglio farvi conoscere il libro scritto da un grande amante delle Alpi Apuane, Marco Marando, il suo interessantissimo libro ci porta a scoprire questo amato territorio da punti di vista che escono dai tradizionali percorsi e con riflessioni molto interessanti e mai banali. Sotto un breve brano del libro. Chi volesse acquistarlo può farlo a questo link se volete più notizie sull'autore potete trovare tutto direttamente sul suo sito http://www.marcomarando.it/
"Non saranno altissime, ma non gli manca proprio niente per essere considerate delle montagne come si deve...", cosi, nella seconda metà de XIX secolo, deve aver pensato Gustavo Dalgas, uno dei membri più autorevoli della Sezione Fiorentina del CAI, mentre si accingeva a scrivere l'articolo "La Pania della Croce", in cui definiva le Apuane "una miniatura delle delle Alpi".
Un'espressione quanto mai indovinata per un gruppo montuoso che, nonostante la ridotta estensione , non si finisce mai di scoprire.
Orientato da NO e SE, come gran parte dei rilievi toscani, il gruppo montuoso si allunga per circa Km 60, con una larghezza di Km 20 ed una superfice di Kmq 1080, elevandosi nella sezione nord occidentale della regione, tra il mare e la dorsale appenninica, da cui è nettamente separato dal corso del fiume Serchio.
Evidente la diversità morfologica del versante marittimo rispetto a quello appenninico: aspro e dirupato il primo, più verde e accessibile il secondo; responsabili di questa differenziazione esteriore sono complessi fenomeni geologici, cui si è poi aggiunta l'azione demolitrice delle cave di marmo.
Le Apuane costituiscono a tutti gli effetti un unicum ancora poco conosciuto, nonostante i loro innumerevoli tesori, come quello rappresentato da alcune specie vegetali che qui, in questo ambiente aspro e mai definito, hanno potuto crearsi un micro habitat, dove proliferare e rimanere confinate.
Tra queste specie endemiche l'esempio più rappresentativoè forse il Fiordaliso del Borla (Centaurea Montisborlae Soldano), una composita che ha "scelto" unicamente le pendici del monte da cui prende il nome per vivere e che è costantemente minacciata dall'attività di cava.
La creazione di un giardino botanico in loco ed una maggiore attenzione da parte di tutti potrebbero salvare questo rarissimo fiore e gli altri che crescono con ostinata generosità intorno al valico di Pianza.
Da lontano sembrano più alte di quello che sono in realtà; queste montagne imponenti e a tratti così ingarbugliate da apparire un groviglio impenetrabile sfiorano a malapena i duemila metri con il M. Pisanino (m 1946).
Poche altre cime superano i 1800 metri: M. Cavallo (m 1899), M. Tambura (m 1890) e Pania della Croce (m 1859), in un contesto comunque ricco di bei profili ( Pizzo d'Uccello, M. Roccandagia, M. Contrario, M. Altissimo).
Per la morfologia singolare, ricca di forme aguzze, torrioni e pendenze da brivido, le Apuane si sono guadagnate l'appellativo di "Alpi", in contrapposizione con il più arrotondato profilo del vicino Appenino; ma questo avvine solo in epoca napoleonica, quando viene creato il dipartimento della Repubblica Cisalpina.
Anteriormente l'intera catena montuosa era definita "Panie", molto probabilmente dalla voce "penna" nel suo significato arcaico, corrispondente a "monte di roccia", che è tuttora presente con alcune varianti fonetiche nel linguaggio parlato garfagnino.
La natura carsica del massiccio montuoso, caratterizzato da circa un migliaio di cavità conosciute, ne fa poi, da circa 80 anni, una metà obbligata per gli amanti si speleologia.
Il record di profondità spetta all'Abisso Roversi (-m 1350), ilcui fondo è stato raggiunto sul finire del secondo millennio da un gruppo di speleologico di Firenze, dopo essere stato scoperto negli anni settanta dai colleghi bolognesi.
L'apertura al pubblico di alcune grotte è opera recente ed interessa cronologicamente tre siti: la Grotta del Vento (Vergemoli), la Buca d'Equi (Fivizzano) e l'Antro del Corchia (Levigliani).
Sono rese accessibili a tutti; anche i punti più difficili del percorso possono essere superati con il ricorso a scale e ponti a basso impatto ambientale.
Il sistema carsico più organizzato è sicuramente quello del M. Corchia, che accoglie quasi il 35% delle cavità presenti nelle Apuane; una concentrazione fra le maggiori del mondo, articolata in Km 60 di sviluppo, il tutto collocato in una specie di parallelepipedo inclinato di 45° verso NE, lungo Km 3, largo 2 e con una spessore di quasi 1 Km.
Proprio di recente è stato scoperto un altro sistema molto importante, forse ancor più esteso di quello del Corchia, questa volta nelle viscere del M. Tambura.
Un motivo più che sufficiente, a mio avviso, per salvaguardare questa parte ancora integra di territorio, al contrario di quella esterna, dilaniata dalle cave di marmo da almeno duemila anni; cave che se non altro hanno dato lavoro a generazioni di famiglie affamate, quando il concetto di ambiente era sconosciuto e quello di turismo sporadico ed appena accennato.
Le cose sono oggi cambiate al punto che, sia pure in punta di piedi, si va diffondendo la proposta di un turismo "sostenibile", capace di coniugare sapientemente ambiente, cultura e prodotti della terra; appare evidente come, in un'ottica di sviluppo, la difesa ad oltranza del territorio può diventare l'unica strada percorribile per riqualificare concretamente quest'area montuosa.
Pensare che lo snellimento della viabilità da solo possa risollevare una zona è vana speranza; il progetto del traforo del M. Tambura, non credo possa portare benefici all'area di Vagli né, tanto meno, rilanciare l'economia del piccolo borgo di Resceto, un'area pastorale fino al midollo, che già l'avveniristica Via Ducale del Settecento - la Via Vandelli – non era riuscita a modificare.
Non si vive solo di grandi numeri, di grandi realizzazioni, di grandi velocità; un territorio può attrarre per la sua tipicità, che può essere legata ai sani prodotti della terra, al tessuto urbanistico, agli artisti che l'hanno onorato della loro presenza, alla bellezza del paesaggio.
La velocizzazione dei traffici sarebbe oltretutto opinabile, visto che poi il flusso delle auto in uscita dalla galleria si troverebbe davanti almeno 6 Km di curve e strade strette, prima di intravedere il mare.
Il tutto al prezzo, assai costoso per la verità, di modificare il paesaggio delle vallate di acesso (si pensi alla valle di Arnetola, splendido esempio di valle glaciale, con il caratteristico profilo ad U) e delle aree prossime ai due ingressi; per non parlare dell'irreversibile stravolgimento idrogeologico del M. Tambura (il cui nome nella dialettica popolare significa tamburo, quindi monte vuoto), con conseguenze sulla distruzione delle acque superficiali.
Fino a cinquant'anni fa alternative alla sfruttamento della montagna non c'erano e quindi le Apuane non hanno potuto ... opporre resistenza.
Ma oggi, stanche di sopprusi di ogni genere, hanno ... provato ad ammorbidire gli appetiti dell'uomo moderno, offrendogli su un piatto d'argento questo paradiso sotterraneo che altre regioni vorrebbero avere: un'occasione da non perdere, forse l'ultima, per provare a ridisegnare il rapporto tra l'uomo, l'ambiente e la montagna.
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