Storia della Garfagnana

la Garfagnana era chiamata "grande selva" data la sua orografia del territorio. Anzi negli ultimi trenta anni l'aspetto boscoso è cresciuto grazie alla diminuzione delle terre coltivate
La Garfagnana è nella provincia di Lucca e si trova nell’angolo nord-occidentale della Toscana, occupa l’alta Valle del fiume Serchio e separa le Alpi Apuane dall’Appennino Tosco Emiliano. I valichi di Pradarena e delle Radici la collegano con il versante emiliano dell'Appennino. L’ambiente forestale naturale è rimasto quasi intatto. L'aspetto della dorsale Appenninica si offre più dolce e rotondo di quella apuano e ci regala suggestivi paesaggi
La montagna negli ultimi 50 anni ha subito e continua a subire un irreversibile fenomeno di abbandono, nell’ultimo periodo è stata rivalorizzata con la costituzione della riserva naturale dell'Orecchiella, del Parco regionale delle Alpi Apuane, e del Parco Nazionale dell'Appennino
I suoi ampi contorni, la sua ricchezza di storia, di tradizioni e soprattutto di ambienti ancora in gran parte incontaminato, ne fanno un vero e proprio paradiso per gli escursionisti. Dal contrasto tra due ambienti (la regione apuana e l'Appennino) non solo morfologicamente ma anche socialmente e tradizionalmente diversi, nasce un'insolita gamma di immagini, di colori, di realtà diverse
Questa vallata, generata dal fiume Serchio e dai suoi affluenti, si presenta in un susseguirsi dolce e concatenato, dalle ripide aspre pendici dei monti, agli alti pascoli, dalle oscure folte serve, agli orridi dei torrenti ed alle grotte, dai declivi collinari, agli ampi letti dei fiumi in fondo valle, si snoda un lungo appassionato racconto naturale, ricco e profondo nei suoi singoli episodi, dolce e maestoso nelle ampie panoramiche che ovunque fanno da cornice.
Questa singolare offerta ambientale non è tuttavia la sola che la terra di Garfagnana propone, ad essa si accompagna con identica serenità e dolcezza una presenza umana che, ben lontana dall'essere prevaricante trasformazione dei luoghi, si integra, con naturalità quasi umile, certamente rispettosa e sottomessa, al grande disegno ambientale.
Dai piccoli ripari temporanei dei pastori sugli alti pascoli, ai terrazzamenti realizzati per le coltivazioni, dalle opere di difesa dei terreni e delle acque, agli stessi agglomerati urbani collinari e di fondo valle si legge una integrazione sorprendente per i nostri tempi fatta di una compenetrazione ovunque dialetticamente costruita con l'insieme ambientale.
Anche quando spiccano, nei centri urbani o in isolati siti, emergenze architettoniche importanti come pievi, eremi, castelli, rocche, ponti, si riconosce un innato e sapiente gusto che fa dell'umiltà il grande valore comunicativo della loro presenza.
La scarsa viabilità nello stesso tempo ha contribuito a conservare, storia e tradizione, usi e costumi che, molto probabilmente, sarebbero scomparsi. Romantica e pittoresca nella stagione autunnale, suggestiva in quella invernale, stimolante in primavera e riposante in estate, la valle del Serchio offre non solo "verde e montagna" ma anche un interessante tessuto urbano ricco di contenuti ed attività . Gli insediamenti umani si allineano su pendii o terrazze fluviali, caratterizzati da disposizioni a grappolo con centri storici circondati da mura di origine medievale che si elevano su un paesaggio agrario, spesso terrazzato per lo sfruttamento di modeste colture. Sui picchi rocciosi, che ripetutamente attraversano l'asse longitudinale del fiume Serchio, modeste torri campanarie sovrastano grumi di case e antiche corti fortificate,- dall'alto vetusti castelli riportano il visitatore agli oscuri periodi medievali.
Dopo il Cinquecento la denominazione Garfagnana prese ad indicare la parte della valle dominata dai Duchi D’Este. Escluso Gallicano, castello lucchese, rientrano nella storia della Garfagnana estense i paesi che sorgono ai piedi della Pania, come Trassilico, Vergemoli, Fornovolasco, località quest’ultima famosa per la Grotta del Vento ed ancora Calomini con l’Eremo, mèta di pellegrini e turisti. Castelnuovo segna il punto di incontro delle due strade che mettono in comunicazione la Garfagnana con Lucca, l’Emilia, la Lunigiana e la Versilia. Da ricordare la Rocca Ariostesca, le Mura, le case medievali, i palazzi rinascimentali e quelli settecenteschi.Lasciata Castelnuovo, si incontrano le località di Castiglione, Casone di Profecchia, Passo delle Radici e San Pellegrino in Alpe, stazioni turistiche molto frequentate sia in estate che soprattutto nel periodo invernale, dotate di impianti di risalita ed ampie piste per lo sci. A San Pellegrino, da visitare il Museo della campagna e della vita di ieri.
Sul versante della Pania di Corfino, si trova il parco dell’Orecchiella. Altre località di rilevante portata storico-turistica, sono soprattutto Vagli Sotto, famoso per il paese sommerso, che riemerge quando il lago viene prosciugato, il villaggio dei pastori di Campocatino, l’Eremo di San Viviano, il Passo dei Carpinelli, il Monte Argegna con il santuario della Madonna della Guardia, Minucciano col Eremo della Beata Vergine, Orto di Donna con le Cave di Marmo, Careggine e Isola Santa.
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Non per niente, la fertilissima pianura e le splendide colline del capannorese, producono un olio e un vino di qualità eccezionali. I frantoi del Compitese sono storicamente riconosciuti in tutto il mondo, come del resto le cantine vinicole di Valgiano, Matraia, S. Gennaro, Gragnano e delle altre zone, con il rosso che era già notevolmente apprezzato alla corte fiorentina dei Medici.
Fiorente e importante in tutto il territorio la piccola e media industria, ma anche l'artigianato. Grandi aziende cartarie nazionali e internazionali hanno portato Capannori ad essere un polo importante del settore. Per non parlare poi delle numerose aziende calzaturiere che esportano scarpe e zoccoli in tutte le parti del mondo e che sono un veicolo importante per l'economia e l'occupazione attraverso l'indotto. Sono inoltre presenti le cave in pietra di Guamo e di Matraia

Le prime testimonianze della presenza dell'uomo nei territori dell’attuale Garfagnana risalgono a 150.000 anni fa. Durante l'Età del ferro (IX - VIII secolo a.C.) si sviluppò una serie di piccoli centri abitati, che nel corso del V secolo a.C., con l'intensificarsi dei traffici tra l'Etruria e la Valle del Po, acquistarono grande importanza.  
Zona anticamente abitata da popolazioni dette Apuani che erano insediati anche nei territori limitrofi di Lunigiana ed Appennino Tosco Emiliano tutto. In concomitanza con la estromissione e deportazione dell'intera popolazione Apuana ad opera dei Romani nel 180 a.C. furono fondate le colonie di Luni e Lucca. La Garfagnana e tutta la Val del Serchio assunsero all'epoca la denominazione di Forum Clodii. Gruppi di indomiti Apuani, sfuggiti alla cattura, permasero in zona per almeno altri cento anni controllando le alture della Garfagnana e della attuale Versilia, impedendo la realizzazione di un collegamento viario stabile tra Pisa e Luni lungocosta (cfr Via Emilia Scauri e Lunezia). Solo con l'avvento di Giulio Cesare (56 a.C.) gli Apuani furono stabilmente estromessi, allorchè fu costruita una scorciatoia viaria tra Lucca e l'attuale Massa Carrara (l'attuale Via Sarzanese) che corre ai piedi della Garfagnana lato mare. Dopo la caduta dell'Impero Romano la Garfagnana fu occupata dai Longobardi di Teodolinda che avevano fatto base nella fortezza Aghinolfi a Montignoso (MS) e da dove partirono per estendersi ulteriormente verso il centro e sud Italia. La permanenza stabile dei Romani sia in Garfagnana sia in Lunigiana risale alla prima metà del primo secolo a.C., talchè le parlate locali risentirono in minor modo (rispetto ad altre) dell'influenza latina.
Negli ultimi secoli dell'Impero e con le invasioni barbariche del V secolo d.C. la piccola proprietà subì un duro colpo, che venne superato con la ridistribuzione di terre effettuata dal sovrano degli Ostrogoti, Teodorico ed intorno al 500 la campagna tornò a grande floridezza.
I Longobardi furono attratti dalla campagna del capannorese e da questo popolo fu introdotta la denominazione di "borgo", che ancor oggi si ritrova nel territorio.
Nel periodo feudale si affermò un tipo di economia chiusa, basata in gran parte sullo scambio in natura, che fu detta "curtense".
Nei secoli XII e XIII si verificò una notevole espansione demografica, specie nei centri collinari

Dopo la caduta del dominio Longobardo, sotto l'incalzare dei Franchi di Carlo Magno, parte del Ducato longobardo di Lucca, la Garfagnana fu annessa alla marca di Tuscia dopo la definitiva vittoria dei franchi in Italia. Il suo territorio venne diviso tra potenti famiglie feudali. Alla fine del XIV secolo, la Repubblica di Lucca cercò di annettere la Garfagnana per estendere il potere del suo Comune di fronte a quelli di Pisa e di Firenze. Le incursioni furono numerose, ma il potere dei signori garfagnini non fu mai completamente annientato.
Nel XV secolo, a più riprese, i Comuni di Garfagnana fecero atto di dedizione agli Estensi: al marchese di Ferrara Niccolò III d'Este nel 1429, per le vicarie di Castelnuovo di Garfagnana, di Camporgiano e di Gallicano; al marchese di Ferrara Borso d'Este, per la vicaria di Terre Nuove nel 1451. Non tutti i Comuni decisero per questo passaggio di dominio dalla Repubblica di Lucca al Ducato di Ferrara. Alcuni, come Minucciano e Castiglione, restarono fedeli a Lucca. Altri fecero ritorno alla Repubblica, come parte della vicaria di Gallicano. Da questo momento, la Garfagnana si trovò divisa fra Lucca e Ferrara, con tutte le conseguenze che ne derivarono, specialmente nelle aree di confine. A complicare le cose va ricordata la presenza di Firenze con la vicaria di Barga, nella Media Valle.
Dopo la devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, nel 1598, il potere estense si trasferì a Modena, che divenne da quel momento la capitale anche della Garfagnana. Per alcuni secoli, la Garfagnana fu in conseguenza una provincia del Ducato di Modena e Reggio. Nel XVI secolo ebbe come Commissario, per conto degli Este, il poeta Ludovico Ariosto, che amministrò la Provincia dal 1522 al 1525.
Nel corso delle lotte tra fiorentini e lucchesi Capannori subì una strage per mano fiorentina, alla quale si aggiunsero le inondazioni del Serchio (più anticamente Auser), le carestie e le pestilenze, con una considerevole diminuzione della produzione agricola.   Nella seconda metà del XV secolo si ebbe una notevole ripresa, come risulta dagli archivi parrocchiali dei maggiori centri, che conobbero in tale periodo notevoli introiti. Si ebbe in questo periodo la nascita di numerose Confraternite, che contribuirono alla realizzazione di stretti legami tra la popolazione e la chiesa.
Nel 1801 le Vicarie furono raggruppate nei tre Cantoni detti del Serchio, del Litorale e degli Appennini e nel 1819 il territorio della Vicaria di Capannori venne notevolmente ridotto e così rimase fino agli inizi del 1900, quando fu presentato un progetto che prevedeva la divisione in quattro del territorio. Tale proposta creò molte animosità nella popolazione, ma nel 1913 avvenne la divisione di Porcari da Capannori che divenne comune autonomo.
Il definitivo assetto è stato raggiunto nel 1925 con il successivo distacco della frazione di Badia Pozzeveri, ceduta al comune di Altopascio.


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