La necessità di un piano di riconversione economica paesistica per i territori alterati


Di fronte a questo stato di cose e alle mire di ipersfruttamento senza regole in atto, occorre un coraggioso, anche se tardivo, ripensamento totale della situazione.
Ma non vi è alternativa:
-o la distruzione totale di una montagna, di un bene pubblico, con la conseguente messa in crisi di un’intera città, certamente procurando dei lucrosi utili immediati a pochi operatori, ma producendo un danno economico così ampio da essere anche difficilmente quantificabile ma comunque enorme e per certi aspetti irreversibile,

-o bloccare questa dinamica distruttiva ed invertire questa tendenza.

Si tratta allora di fermare le attività improprie ed irregolari e di predisporre immediatamente un piano di transizione e di compensazione economiche per la fase transitoria che si articoli su alcuni punti:
- la bonifica delle zone alterate che consentirebbe comunque un recupero di tanti materiali sprecati, fra cui gli enormi depositi di detrito di marmo dei ravaneti, storici e non, da asportare al fine di liberare vallecole e canaloni sepolti, nei decenni, da tali detriti, secondo precisi piani di riassetto in primis, di tipo idrogeologico, bonificando la miniera a cielo aperto che è oggi il Bacino marmifero di Carrara ed anche, in parte, di Massa ed altri siti minori;

- l’interruzione del prelievo del marmo su basi quantitative, rilanciando un mercato della qualità anche su basi innovative, con quantità contingentate, con l’interruzione della vendita del materiale grezzo, con la riapertura dell’intera filiera del marmo, con l’incentivazione della produzione di qualità per l’edilizia di lusso e per l’arte.

- Un recupero di posti di lavoro, sia per le attività sopra ricordate, sia anche attraverso una diversa utilizzazione di luoghi impropri e ormai “orridi”, anche ai fini di un “turismo dell’impossibile” (un turismo dei grandi numeri, di “massa”, in grado di fornire forti introiti economici, in un ambiente attrattivo perché incredibile ma controllato) che si appoggi ad un recupero delle movimentazioni su ferro, sia della marmifera che di altri interventi meccanizzati possibili in questi “paesaggi del limite”.(v.anche articolo di P.Rumiz, “le statue offese”su Repubblica, 15 agosto 2011)

- Lo sviluppo di nuove tecnologie del recupero e del ripristino ambientale e, attraverso studi progetti e sperimentazioni, lo sviluppo di nuovi know how del risanamento territoriale, questi sì davvero applicabili in tante situazioni di recupero a livello mondiale ed in grado di formare maestranze di altissima professionalità.

Certamente un simile programma necessita di tempi e di investimenti iniziali significativi ma questi potrebbero essere recuperati attraverso il coinvolgimento degli stessi operatori del marmo sia in forma di inserimento nel programma stesso, sia in attività di riconversione economica, sia in forma di recupero delle tassazioni finora evitate (o evase).
Alla base di tutto vi deve essere, tuttavia, una diversa consapevolezza del valore del Bene Comune Montagna, e delle regole e concessioni che lo devono garantire e renderlo sostenibilmente fruttuoso (anche, se del caso, ricorrendo allo spirito degli antichi statuti civici)


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