Pensiamo che la seconda emergenza di questa montagna -che come abbiamo visto è l’abbandono-debba essere affrontata in sé, con alcune opere di mitigazione, ma fondamentalmente individuando una diversa
collocazione della montagna in un sistema più ampio, stabilendo un diverso tipo di scambio e di circolazione dei beni della montagna con le altre entità vicine ed anche più lontane.
In altri termini si tratta di stabilire con le città e con i loro abitanti un rapporto non di subalternità, come finora è stato imposto, ma di scambio di valori e di prodotti, così come di relazioni umane e mentali, nelle città sempre più rari, e che invece si potrebbero ritrovare in montagna, purché lì, in montagna, si vadano ad esaltare i valori e le diversità locali e non vi si trasferiscano invece modelli urbani (turismo, edilizia, commercio, servizi, ecc.) derivati appunto su stereotipi metropolitani.
Le Apuane, con le loro straordinarie varietà e differenze, e con la loro ricca situazione di contorno potrebbero divenire un cantiere straordinario di questo diverso modello economico paesistico del dopo crisi, di valore italiano ed europeo.
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