Abbiamo per ora individuato l’ambito di questo progetto nell’anello ferroviario esistente (Aulla, Lucca, Viareggio, Carrara, Sarzana), ma è chiaro che le sue relazioni coni territori contermini, sia urbani che ambientali sono molteplici, da quelli diretti a quelli “di relazione” che si possono stabilire a diverso livello, sia di governance, che di in relazione effettiva (collegamenti tra Parchi, dalle Cinque Terre a S. Rossore, dagli Appennini alla Versiliana, anche virtuali e relazionali, oltre che del trasporto pubblico tra città e montagna).
Nuove catene produttive agrosilvopastorali e di beni, dalle filiere corte alimentari o di altre materie prime, ai sistemi di prevenzione e cura della salute, ma più che altro alla messa in evidenza del grande patrimonio antropologico, archeologico, di tradizioni popolari, naturalistico e di un’ecologia dell’abitare che le Apuane conservano, insieme alle sue risorse più note. Molte indicazioni in tal senso stanno fiorendo spontaneamente in nuovi rapporti umani città/montagna, anche se spesso isolate e staccate fra loro, ma un loro collegamento è possibile e già maturo.
Del resto il successo –anche ‘informatico’- di “Salviamo le Apuane” indica le straordinarie potenzialità ed interessamento di questo sforzo di innovazione, anche attraverso l’uso delle tecniche di comunicazione più aggiornate.
Tutto questo fa ben sperare che qui si possa trovare le risposte anche alla precarietà ed al lavoro giovanile, attraverso una nuova generazione di attivisti e di “imprenditori” delle relazioni città/montagna, economia ambientale contemporanea/nuovi paesaggi condivisi.
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